Matilde abitava sopra all’appartamento di nonna Maria. Era una bambina curiosa, con le ginocchia spesso sbucciate e lo sguardo pieno di domande, e la nonna era sempre presente con le risposte semplici, i gesti pieni e le braccia larghe come rifugio. La chiamava “la mia seconda mamma”, anche se, a dirla tutta, in certe giornate sembrava esserle madre due volte.
C’era quando ha varcato per la prima volta il cancello della scuola, con la cartella più grande di lei e il cuore un po’ tremante.
C’era quando ha imparato ad andare in bicicletta, tra salite sbilenche, ginocchia arrossate e risate di incoraggiamento e c’era anche, quando è arrivato il primo batticuore, quello che la faceva arrossire solo a sentir pronunciare il nome.
Ogni mattina la casa della nonna si svegliava prima di tutti, profumava di caffè e silenzio buono. In cucina, il tavolo grande in legno segnato dal tempo era il centro del mondo.
Ad aspettarla sempre la colazione, preparata con la cura, un rituale: pane raffermo nel latte caldo, servito in una ciotola di ceramica con piccoli fiori gialli e blu. Era un gesto ripetuto, semplice, ma carico di tutto l’amore che non ha bisogno di parole.
La vita, si sa, cambia passo quando meno te lo aspetti. Matilde è cresciuta. La nonna non c’è più. Ma certe presenze non spariscono: si trasformano, si infilano negli oggetti, nei ricordi, nelle frasi che continuano a vivere.
Un giorno, quella ciotola è arrivata nel mio laboratorio.
Era ben imballata, come si fa con le cose preziose. Fragile ma, piena di storia. Matilde aveva deciso di affidarmela perché diventasse qualcosa da portare con sé. Così, con mani attente e cuore presente, ho trasformato un frammento di ceramica in un bracciale. Un piccolo pezzo di passato da indossare come promessa.
Sul retro, inciso in modo discreto ma eterno:
“Vogliamoci sempre bene” , la frase che la nonna diceva ogni volta che qualcosa finiva o stava per cominciare.
Il giorno del suo matrimonio, Matilde portava quel bracciale al polso. Lo stringeva piano, come si stringe una mano amata. In mezzo alla gioia, ai fiori e alla musica, c’era anche lei: la nonna, nei fiori blu e gialli, nel calore del latte, in quella frase semplice che continua a proteggerla.




